Reddito di cittadinanza
Studio Rag. Giuseppe Celauro

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Reddito di cittadinanza


REDDITO DI CITTADINANZA: L’OBBLIGO DI ACCETTARE L’OFFERTA DI LAVORO CONGRUA

Quand’é che una offerta di lavoro può essere definita “congrua” e, quindi, non può essere rifiutata pena la revoca del reddito di cittadinanza?  Seguite il nostro video per capirlo

Legge 3/2012 crisi di sovraindebitamento


La legge 3 del 2012, meglio nota come legge salva suicidi per i contribuenti in crisi da sovraindebitamento è attualmente una delle misure più valide per aiutare i contribuenti in difficoltà economica.

In un periodo in cui si fa un gran parlare di condono, rottamazione delle cartelle o pace fiscale, impariamo a conoscere cosa prevede la legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento analizzandone il testo.

Non sono pochi i privati cittadini che, a causa di eventi eccezionali e di particolari situazioni di crisi economica, non riescono più a pagare i propri debiti e si chiedono se esiste una via d’uscita.

La legge salva suicidi è stata pensata proprio per rispondere a queste situazioni di reale difficoltà economica, o meglio sarebbe dire di sovraindebitamento.

In questi casi ci si chiede quali sono le regole per poter ricorrere alla legge 3/2012 e, pertanto, è bene conoscere cosa prevede il testo della legge, come funziona, chi può beneficiarne e quali le condizioni per poter ridurre l’importo del proprio debito.

Cosa prevede la Legge n. 3 del 2012

Per crisi di sovraindebitamento si intendono le situazioni di squilibrio tra obblighi assunti verso i creditori e l’incapacità del debitore di farvi fronte sulla base delle proprie reali disponibilità economiche e patrimoniali.

Le regole previste dal testo della legge 3/2012 permettono ai privati cittadini di stipulare accordi con i creditori per il pagamento dei debiti insoluti. Il piano previsto dalla legge salva suicidi non si traduce in una cancellazione del debito, questa la prima precisazione.

Quello che la legge sul sovraindebitamento ha voluto inserire è la possibilità, per i privati cittadini, di pagare i debiti sulla base delle proprie reali disponibilità. Come funziona la legge 3/2012 salva suicidi e, soprattutto, quali sono le modalità per accedervi e per richiedere un piano personalizzato di pagamento del debito? Il testo della legge chiarisce ogni dubbio. La crisi ha messo in ginocchio chiunque, e sempre più spesso far fronte ai debiti contratti diventa praticamente impossibile. Non sempre è possibile dunque pagare i propri debiti verso banche Equitalia e, nonostante le recenti novità che hanno previsto la possibilità di rottamazione delle cartelle e l’ormai imminente pace fiscale non tutti i cittadini riescono ad assolvere agli obblighi previsti e a rispettare le strette scadenze.

Esistono sindacati autonomi come quello per lo Sviluppo del Mediterraneo che mettono a loro disposizione molti tipi di soluzioni per venire incontro all’utenza messa in difficoltà da questa crisi economica tramite appunto la legge 3/2012 per avere chiarimenti o poter parlare con un diretto interessato che vi aiuterà nelle vostre richieste esiste un numero telefonico che si può contattare al numero di cellulare 3711173693.

“Yes I Start Up”: riaperte le candidature


L’Ente Nazionale del Microcredito ha riaperto i termini per la presentazione delle domande di partecipazione a “YES I start up”- Formazione per l’Avvio d’Impresa Misura 7.1 (PON IOG), bando nato tra ENM e Anpal, e finalizzato alla formazione e all’accompagnamento all’autoimprenditorialità dei giovani Neet su tutto il territorio nazionale attraverso un percorso formativo mirato e personalizzato che conduca alla definizione di un’idea di impresa.

A darne informazione è l’ANPAL che specifica che i soggetti pubblici o privati interessati e disponibili a collaborare all’attuazione di tali percorsi possono candidarsi fino al 10 dicembre 2018, entro le ore 16:00 nei giorni lavorativi e non oltre le ore 13:00 di ogni venerdì. Ampliata, infine, la platea dei soggetti beneficiari: infatti è stato eliminato il limite massimo di tre aree territoriali, corrispondenti alle singole regioni, rispetto alle quali può essere presentata la candidatura.

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Ticket licenziamento: dall’Inps richieste non dovute


L’Inps richiede il ticket licenziamento anche quando non è dovuto per legge. A metterlo in luce è la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su “Il Sole 24 Ore” dello scorso 16 novembre, raccogliendo le numerose segnalazioni pervenute dai Consulenti del Lavoro. “Viene richiesto il ticket per tutti i licenziamenti in edilizia, settore che per circa il 90% dei rapporti di lavoro è escluso dalle previsioni normative” spiega al quotidiano economico il Presidente della Fondazione, Rosario De Luca, evidenziando che tale richiesta crea un intralcio burocratico e un aggravio di costi per le aziende.

Il ticket licenziamento – si chiarisce nell’articolo – è un contributo obbligatorio a carico dei datori di lavoro introdotto dalla Legge Fornero in caso di licenziamento che dà diritto all’indennità di disoccupazione, attualmente la NASpI. Tale contributo varia dal 41% del massimale NASpI per ogni anno di anzianità, fino a tre, all’82% dell’importo massimo in caso di licenziamento collettivo di lavoratori in Cigs ed è addirittura triplicato se non c’è accordo sindacale. La legge esclude però dal contributo le imprese delle costruzioni edili in caso di licenziamento per completamento delle attività e chiusura del cantiere. Ma – evidenzia De Luca – non esiste una causale specifica di licenziamento per fine cantiere e dunque, in più di 100mila casi all’anno, le imprese devono utilizzare le causali di cessazione attività o giustificato motivo oggettivo. In tali casi, secondo le istruzioni fornite nel messaggio Inps n. 3933/2018, spetta al datore di lavoro provare l’esonero e fare eventuale ricorso.

Rassegna stampa: Il Sole 24 Ore del 16.11.2018

Rassegna web: quotidianolavoro.ilsole24ore.com

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GILDA, INPS modifiche per emissione denunce di reato


INPS apporta modifiche alla procedura G.IL.D.A. (gestione illeciti diffida annuale) introducendo le necessarie implementazioni per consentire l’emissione delle denunce di reato all’Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 2, c. 1–ter, del d.l. n. 463/83, in relazione agli accertamenti di violazione per omesso versamento delle ritenute di importo superiore a euro 10.000 annui. Tale fattispecie continua a rivestire rilevanza penale ed è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032,00.

L’Istituto con il messaggio n.3169/18 detta le istruzioni operative (che seguono quelle del messaggio n.5127/16), comunicando che dal 10 ottobre 2018 è attiva, all’interno della procedura G.IL.D.A., la nuova funzionalità “Gestione denunce” con la quale sono proposte tutte le diffide notificate per omesso versamento delle ritenute di importo superiore a euro 10.000 annui per le quali procedere alla denuncia alla competente Autorità giudiziaria. Mentre in precedenza tutti i singoli periodi venivano trasmessi all’Autorità giudiziaria, anche se sanati nei 3 mesi, ora l’INPS procede solo per le annualità che superano i 10.000,00 euro. Ricordiamo che il versamento entro 3 mesi estingue il reato e, pertanto, se l’annualità è stata interamente sanata entro tale termine, il datore di lavoro non incorrerà in nessuna conseguenza. La segnalazione verrà archiviata dalla Procura.

Riforma dei CPI: come cambierà il lavoro


Come cambierà il mercato del lavoro con la riforma dei centri pubblici per l’impiego e il reddito di cittadinanza: questo il tema affrontato da Marina Calderone, Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, nell’intervista a “Settegiorni”, programma settimanale di approfondimento politico-parlamentare di Rai Parlamento in onda lo scorso 13 ottobre su Rai 1.

Gli ultimi dati Istat, che per la prima volta dal 2012 hanno registrato un calo della disoccupazione sotto il 10%, devono essere letti con attenzione: “su questo dato – osserva la Presidente Calderone – ovviamente non c’è ancora il risultato e l’effetto del Decreto Dignità“, in, così come non vanno sottovalutati gli inattivi e la disoccupazione giovanile che mantiene percentuali molto alte..

In vista delle riforme annunciate in materia di lavoro, secondo la Presidente, il Governo dovrebbe poi guardare con attenzione alla “qualità degli operatori del mercato del lavoro” dei centri per l’impiego, che può essere migliorata stimolando la competitività della rete dei servizi per il lavoro attraverso l’integrazione fra settore pubblico e settore privato e rimuovendo i limiti strutturali del sistema attuale, di recente evidenziati anche dall’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro sugli addetti ai centri pubblici per l’impiego della Sicilia.

Guarda l’intervista

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Abolito il LUL telematico


Accolte le richieste del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Il decreto legge “Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili” – approvato ieri dal Consiglio dei Ministri e annunciato da Palazzo Chigi con un comunicato stampa – contiene l’abrogazione dell’art. 15 del decreto legislativo 15 settembre 2015, n. 151. La disposizione abrogata prevedeva, infatti, che a partire dal 1° gennaio 2019 il Libro unico del lavoro avrebbe dovuto essere tenuto in modalità telematica presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, demandando ad un decreto ministeriale (ad oggi non emanato) l’individuazione delle modalità tecniche ed organizzative della tenuta. Finora, però, nulla era stato fatto proprio per la farraginosità delle procedure da attuare. “Si tratta di un grande passo avanti verso la semplificazione amministrativa”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. “A tal proposito la denominazione ´telematico´ non deve trarre in inganno. La nuova tenuta del Libro unico avrebbe, infatti, rappresentato un ulteriore aggravio di adempimenti per aziende e professionisti, a cui il Ministro Di Maio ha posto rimedio”, ha sottolineato la Presidente.

Leggi il comunicato stampa

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INPS, fase di sperimentazione della nuova procedura “VERA”


Il Consiglio Nazionale con la nota Prot. 0009391/U/COMUNICATI E NOTIZIE comunica che il tavolo tecnico costituito tra Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro e Inps ha definito la fase di sperimentazione della nuova procedura “VERA”.

Come già anticipato in precedenti comunicazioni, tale procedura permetterà di effettuare una simulazione del DURC on line, in qualunque momento. Sarà, pertanto, molto utile proprio per coloro che hanno in scadenza un DURC in corso di validità, per ottemperare ad eventuali omissioni e salvaguardare la continuità della regolarità contributiva.

I Consulenti del Lavoro interessati dovranno comunicare la propria disponibilità inviando apposita e-mail al Consiglio Nazionale (consiglionazionale@consulentidellavoro.it) indicando il proprio codice fiscale e l’e-mail, sulla quale riceveranno il link per partecipare alla sperimentazione della procedura “VERA”.

Sicilia prima per addetti ai servizi per l’impiego


La Sicilia è la regione dove opera il maggior numero di addetti ai servizi pubblici per il lavoro: sono 1.737 su 7.934 operatori, pari a poco meno del 22% del personale operativo nei 501 Centri per l’impiego esistenti in Italia. L’attività della rete pubblica, tuttavia, si focalizza sulla gestione dei disoccupati e non ha alcun contatto strutturato con la domanda di lavoro delle aziende locali. Lo dimostra il fatto che, su 137 mila siciliani che ogni anno accedono alla NASpI, ben 85 mila di questi al quinto mese continuano ancora a percepire il sussidio. Si pone, dunque, il problema di rendere efficiente il sistema di supporto dei disoccupati nella ricerca di un nuovo lavoro, sia in Sicilia, ma anche nel resto del Paese. A segnalarlo è la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che oggi a Siracusa, in occasione del V Congresso Regionale dei Consulenti del Lavoro della Sicilia, ha presentato l’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Il lavoro nella Regione Siciliana dopo la fine degli incentivi. L’incremento delle politiche passive”. “Per efficientare il sistema dei servizi per l’impiego – ha dichiarato il presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca – si potrebbe valorizzare il ruolo strategico svolto dai Consulenti del Lavoro nelle imprese e, al tempo stesso, integrare i servizi pubblici con quelli privati. I tirocini promossi dai Delegati della Fondazione Consulenti per il Lavoro, infatti, oltre ad essere qualificanti, hanno ottimi tassi di inserimento occupazionale, in Italia e anche in Sicilia”.

Leggi il comunicato stampa

Leggi l’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

Rassegna video: SkyTg24 del 05.10

Rassegna stampa: Giornale di Sicilia del 06.10.2018Italia Oggi del 06.10.2018La Gazzetta del Sud del 06.10.2018La Gazzetta del Sud del 08.10.2018La Sicilia del 06.10.2018  – La Sicilia ed. Caltanissetta del 06.10.2018Libero quotidiano del 08.10.2018

Rassegna web: adnkronos.com – ansa.it – arezzoweb.itblogsicilia.itcataniaoggi.itilcittadinodimessina.itsicilia.gazzettadelsud.it ildenaro.it ildubbio.newsilfoglio.ititaliaoggi.itgds.itgds.itgiornaleibleo.itgiornalelora.itgiornalelora.itipsoa.itlasicilia.itlibertasicilia.it livesicilia.itmadonielive.comsiciliainformazioni.commeridionews.itqds.it – palermo.repubblica.itsiciliainformazioni.comsiracusanews.itsiracusanews.ittempostretto.it

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Benefici nel caso dell’AdR CIGS


Benefici per il lavoratore

Il lavoratore che, nel periodo in cui usufruisce del servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, accetta l’offerta di un contratto di lavoro con altro datore, la cui impresa non presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa del datore in essere, usufruisce di un duplice beneficio:
a) l’esenzione dal reddito imponibile ai fini IRPEF delle somme percepite in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro, entro il limite massimo di nove mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto. Le eventuali ulteriori somme pattuite nella stessa sede sono invece soggette al regime fiscale applicabile ai sensi della disciplina vigente in relazione al titolo per il quale sono erogate;
b) la corresponsione, da parte dell’INPS e con le modalità definite dall’Istituto, di un contributo mensile pari al 50 per cento del trattamento straordinario di integrazione salariale che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto.
Con riferimento a tale ultimo beneficio, l’importo spettante al lavoratore andrà calcolato applicando al periodo residuo previsto dal programma di riorganizzazione o crisi aziendale, la percentuale di ore integrate mediamente osservata nel periodo di fruizione.
Benefici per il datore di lavoro
Ai sensi del comma 6 del citato articolo 24-bis del decreto legislativo 148/2015, al datore di lavoro che assume il lavoratore nel periodo in cui usufruisce dell’assegno di ricollocazione, spetta l’esonero dal versamento del 50 per cento dei contributi previdenziali complessivamente dovuti, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di importo pari a 4.030 euro su base annua.
Tale importo è annualmente rivalutato dall’INPS sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.
Il beneficio compete a condizione che l’impresa non presenti assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore in essere.
L’esonero è riconosciuto per una durata non superiore a:
a) diciotto mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato;
b) dodici mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo determinato.
Nel caso in cui, nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato in contratto a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori sei mesi.
Ai fini della fruizione del beneficio, ANPAL comunica all’INPS i dati relativi ai datori di lavoro che abbiano assunto lavoratori nel periodo di fruizione dell’assegno di ricollocazione.

A Siracusa il V Congresso Regionale della Sicilia


Appuntamento il 5 e 6 ottobre a Siracusa, presso il Teatro Massimo Comunale di Ortigia, per il V Congresso Regionale dei Consulenti del Lavoro della Sicilia dal titolo “Il Consulente del Lavoro: sfide ed opportunità in un mercato del lavoro dinamico”. Ad aprire i lavori della due giorni, il 5 ottobre alle ore 15:00, Leonardo Giacalone, Presidente della Consulta dei Consulenti del Lavoro della Sicilia, e Antonino Butera, Presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine di Siracusa. A seguire i saluti delle autorità: Nello Musumeci, Presidente della Regione Sicilia, Francesco Italia, Sindaco di Siracusa, Maria Ippolito, Assessore della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, del Direttore Centrale Inps, Maria Sandra Petrotta e dei direttori regionali Inps e Inail. Dopo gli interventi di Dario Montanaro, Presidente ANCL, e Pietro Latella, Presidente ANGCDL, a prendere la parola Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, che si soffermerà sulle prossime sfide e nuove prospettive della professione.Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi, presenterà l’indagine “Il mercato del lavoro per i Consulenti in Sicilia”, mentre il Presidente della Fondazione Universo Lavoro, Matteo Robustelli, illustrerà i servizi messi a disposizione da FUL per la Categoria. A chiudere la prima giornata di dibattiti e confronti la tavola rotonda “I nuovi scenari delle politiche attive in Sicilia” con Vincenzo Silvestri, Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, ed Enrico Limardo, Direttore della Fondazione Lavoro.

Sabato 6 ottobre, alle 9:30, interverranno Alessandro Visparelli, Presidente dell’Enpacl, e Fabio Faretra, Direttore Generale dell’Enpacl, rispettivamente sul sistema e le attività previdenziali a favore della professione e sul ruolo dell’Ente di previdenza in Sicilia. Seguirà la tavola rotonda sugli effetti del Decreto Dignità a cui prenderanno parte Enzo De Fusco, Consigliere della Fondazione Lavoro, Danilo Papa, Direttore Centrale vigilanza INL e Nunzia Catalfo, Senatrice M5S e Presidente della Commissione permanente lavoro e previdenza. A chiudere i lavori sarà la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, insieme al Presidente della Consulta della Sicilia, Leonardo Giacalone.

La partecipazione al Congresso permette di maturare 8 crediti formativi per la formazione continua obbligatoria degli iscritti all’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

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Intervista a Antonino Butera, Presidente del CPO di Siracusa

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Contratti a termine: cosa cambia


E’ dedicata ad approfondire i nuovi contratti di lavoro a tempo determinato la puntata di “Filo diretto” andata in onda lo scorso 17 settembre su Rai Parlamento. Ospite in studio il Segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Francesco Duraccio, che ha spiegato cosa sono le causali, quando è necessario utilizzarle secondo quanto previsto dal “decreto dignità” e quali errori si devono evitare per non incorrere nelle sanzioni previste dalla nuova disciplina.

È importante, ha sottolineato Duraccio, che il datore di lavoro ponga massima attenzione nel momento dell’individuazione, studio e applicazione della causale nel contratto, che deve essere dimostrabile e corrispondente alla mansione svolta dal lavoratore.

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Non solo paghe. Le nuove vie della consulenza


Pianificazione previdenziale e welfare sono “tematiche strategiche per il futuro delle politiche di gestione del personale e rientrano appieno nelle competenze della categoria”: è quanto evidenzia la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, sulle pagine de Il Sole 24 Ore del 24 settembre 2018, dedicate alle professioni. Nell’articolo ci si sofferma, in particolare, sulle aree di business emergenti e che sempre più si affiancano a quelle tradizionali esercitate dai Consulenti del Lavoro. Si tratta, nello specifico, della materia previdenziale e della gestione del benessere in azienda: tematiche che la categoria mira a sviluppare anche attraverso l’organizzazione di corsi specialistici, come quello sulla pianificazione previdenziale – organizzato dall’Enpacl – e sul welfare aziendale – in programma il 23 ottobre con la Scuola di Alta Formazione della Fondazione Studi. Ad illustrare queste nuove competenze ed opportunità di formazione per i professionisti, il Direttore Generale dell’Enpacl,Fabio Faretra, e l’esperto della Fondazione Studi, Giovanni Marcantonio.

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CNO: sospendere termini conguagli Cig 2016/2017


Sospensione dei termini di invio dei conguagli di cassa integrazione in Uniemens per gli anni 2016/2017: a chiederla è la Commissione Inps in seno al Consiglio nazionale dell’Ordine, specificando la necessità di chiarire alcuni dubbi interpretativi sulle modalità di calcolo degli importi dovuti.

La richiesta è stata avanzata dopo aver già concordato con l’Istituto il blocco degli invii delle note di rettifica, relative al recupero degli importi dovuti a titolo di CIG, nel mese di agosto. L’Istituto, però, ha inviato notifiche a partire dal 31 agosto con data di emissione risalente ai primi giorni del mese. Così, a seguito della ritardata notifica, la data di scadenza non è stata adeguata, riportando erroneamente quella originaria di metà settembre. L’Inps ha poi chiarito che la scadenza di pagamento maturerà 30 giorni dopo la data di notifica della nota ed ha concesso ulteriori 15 giorni di proroga per adeguarsi. Ciò nonostante, i Consulenti del Lavoro impegnati nei relativi adempimenti, utilizzando i servizi online disponibili nel Cassetto Previdenziale, alla sezione “Evidenze CIG” del sito Inps, non riescono a determinare con esattezza l’importo richiesto a titolo di recupero. Il Consiglio nazionale ritiene, dunque, opportuno che l’operazione sia sospesa fino a quando non saranno chiarite le modalità di calcolo, consentendo tutte le verifiche e le modifiche necessarie alla soluzione della problematica.

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Comporto: licenziamento legittimo senza preavviso


Con la sentenza n. 20761/2018 depositata lo scorso 17 agosto, la Corte di Cassazione ha stabilito che non grava sul datore di lavoro alcun obbligo di avvisare il lavoratore dell’imminente scadenza del periodo di comporto anche nel nuovo regime introdotto dalla Legge Fornero. Se non c’è un preciso obbligo contrattuale, il mancato preavviso non viola i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro, ma tale comunicazione servirebbe solo a consentire al dipendente di prolungare il periodo di assenza richiedendo ferie o aspettativa.

Nella fattispecie in esame, il lavoratore era stato licenziato per aver superato il periodo di comporto per malattia. Presentando ricorso in Cassazione contro le decisioni del Tribunale e poi della Corte di Appello, il lavoratore contestava la genericità della lettera di licenziamento nella quale il datore di lavoro non aveva comunicato il superamento del periodo di comporto e conteggiato le assenze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore spiegando che il datore di lavoro può fornire solo indicazioni complessive, idonee ad evidenziare un superamento del periodo di comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, fermo restando l’onere di provare i fatti in sede giudiziaria. Ciò vale anche nel regime successivo all’entrata in vigore della Legge n. 92/2012, che impone la comunicazione contestuale dei motivi di licenziamento, perché, secondo un ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale, ai sensi dell’ art. 2110 del codice civile, il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, diversa da quelle riconducibili ai concetti di giusta causa o giustificato motivo.

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Aziende in crisi: torna la CIGS per cessazione


Ritorna la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività. Il Consiglio dei Ministri dello scorso 13 settembre ha approvato il cosiddetto “Decreto Urgenze”, nel quale viene ripristinato per il biennio l’ammortizzatore sociale soppresso con il Jobs Act dal 2016, ma prorogato con il decreto interministeriale n. 95075 del 25 marzo 2016 per il triennio 2016/2018.Nel comunicato stampa n. 19 del CdM, si precisa che il provvedimento introduce norme emergenziali relative alla Cigs per le imprese che versino in condizione di crisi e individua procedure che consentano alle regioni interessate l’attivazione di specifici percorsi di politica attiva del lavoro.

In un articolo sul tema pubblicato su Italia Oggi del 19 settembre, si spiega che la nuova disposizione consentirà, in deroga agli artt. 4 e 22 del D.Lgs. n. 148/2015, per gli anni 2019 e 2020, di chiedere l’autorizzazione al trattamento straordinario d’ integrazione salariale per un massimo di 12 mesi per anno, sulla base di un accordo stipulato presso il Ministero del Lavoro, con la presenza del Ministero dello Sviluppo Economico e della Regione interessata. La richiesta potrà essere formulata da imprese che abbiano cessato o stiano per cessare l’ attività produttiva, anche nel caso in cui sia possibile realizzare interventi di reindustrializzazione del sito produttivo e sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell’ azienda, con conseguente riassorbimento occupazionale, secondo i criteri dettati dal decreto interministeriale n. 95075/2016.

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Guida all’applicazione del “Decreto Dignità”


Il Decreto Dignità (Decreto Legge 12 luglio 2018 n. 87), entrato in vigore il 14 luglio 2018, esplica da sabato scorso i suoi effetti. Tutte le modifiche in esso contenute devono essere applicate immediatamente, non solo ai nuovi contratti a tempo determinato, ma anche a quelli già in essere, che dovranno essere rinnovati o prorogati seguendo le novellate disposizioni in materia di causalità e durata. Appare oggettivamente difficile, se non impossibile،, dire se questo decreto centrerà l’obiettivo per cui è stato adottato. Di certo creerà disguidi e confusione giuridica per la mancanza di una disposizione transitoria che comporta diverse criticità sia di sistema che di effetti. Ma crea anche problematiche di coordinamento tra la normativa modificata e quella nuova. Desta peraltro perplessità l’estensione al contratto di somministrazione a termine della nuova disciplina sui rapporti a tempo determinato, atteso che sino ad oggi tale formula contrattuale ha rappresentato una efficace lotta al precariato, anche perché istituto particolarmente costoso e tutelato. Così come la reintroduzione della causale potrebbe sfociare in un aumento del contenzioso giudiziario giuslavoristico, provocato dalla ricerca discrezionale di un concetto astratto di causalità. Aspetti su cui si sofferma la circolare n.14/2018 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, proponendo anche soluzioni migliorative del testo in discussione in Parlamento.

Di maggiore interesse risulta la normativa in materia di contrasto alla delocalizzazione delle imprese e di salvaguardia dei livelli occupazionali. In effetti, la nuova regolamentazione viene a riempire un vuoto legislativo, che risponde ad esigenze di giustizia sostanziale e che contrasta il fenomeno del dumping contrattuale e sociale. Tuttavia, non si comprende il motivo per cui il legislatore abbia voluto prevedere la decadenza del beneficio (derivante da aiuti di Stato) in presenza di una riduzione dei livelli occupazionali in misura superiore al 10%, escludendo solo le ipotesi riconducibili a giustificato motivo oggettivo e non anche quelle derivanti da legittimi licenziamenti disciplinari.

Leggi la circolare n.14/2018

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Rassegna stampa: Italia Oggi 18.07.2018

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ANF


 ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE AI LAVORATORI DIPENDENTI, AI PENSIONATI ED AI TITOLARI DI PRESTAZIONI PREVIDENZIALI DA LAVORO DIPENDENTE

CHE COS’È

E’ un sostegno economico per i nuclei familiari dei lavoratori dipendenti, dei pensionati da lavoro dipendente e dei lavoratori che godono di prestazioni previdenziali da lavoro dipendente (ad esempio: indennità di disoccupazione, indennità di maternità, cassa integrazione e guadagni, indennità di malattia, TBC).

A CHI SPETTA

L’assegno spetta ai lavoratori dipendenti italiani, comunitari ed extracomunitari che lavorano in Italia per il proprio nucleo familiare formato da:

LA DOMANDA

La domanda deve essere presentata:

I modelli sopra citati sono disponibili sul sito Internet dell’Istituto www.inps.it.

DOCUMENTAZIONE

I lavoratori dipendenti devono allegare alla domanda:

I titolari di prestazioni previdenziali ed i pensionati devono allegare per specifiche situazioni la documentazione prevista nei rispettivi modelli.

DA QUANDO SPETTA

In presenza dei requisiti previsti dalla Legge (art.2 Legge n.153 del 1988) l’assegno spetta dall’inizio dell’attività lavorativa ovvero da quando si verificano le situazioni che determinano il diritto all’assegno (ad. es. matrimonio, nascita di un figlio) nei limiti della prescrizione quinquennale.

FINO A QUANDO SPETTA

L’assegno spetta fino alla cessazione dell’attività lavorativa e/o fino al momento della perdita dei requisiti richiesti.

QUANTO SPETTA

La misura dell’assegno varia in base alla tipologia, al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare: sono previsti importi e fasce reddituali più favorevoli per situazioni di particolare disagio (es. nuclei monoparentali o con componenti inabili).
Importi e fasce sono pubblicati, annualmente, in tabelle aventi validità dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno seguente.

CHI PAGA

L’assegno è anticipato sulla busta paga dal datore di lavoro ai lavoratori dipendenti privati ed è pagato direttamente dall’INPS in presenza di particolari situazioni (es. ditte cessate o fallite) nonché nel caso dei titolari di prestazioni previdenziali e dei pensionati da lavoro dipendente.
In alcune condizioni l’assegno può essere pagato al coniuge del lavoratore, pensionato o titolare di prestazioni previdenziali da lavoro dipendente.

 FAQ Lavoratori dipendenti                    Glossario                         Riferimenti normativi

Appalti illeciti


L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la circolare n. 10 dell’11 luglio 2018, fornisce indicazioni operative per i futuri accertamenti in caso di inadempienze retributive e contributive nei confronti di lavoratori impiegati nell’ambito di appalti non genuini. Le indicazioni, condivise con il Ministero del Lavoro, l’Inps e l’Inail a seguito dell’orientamento giurisprudenziale formatosi in materia, chiariscono in particolare come calcolare la contribuzione e la retribuzione dovuta e quali modalità è necessario seguire per il recupero nei confronti degli operatori economici interessati.

Nel documento si precisa che in assenza della costituzione del rapporto di lavoro in capo all’utilizzatore, il provvedimento di diffida accertativa potrà essere adottato esclusivamente nei confronti dello pseudo appaltatore in relazione alle retribuzioni non correttamente corrisposte in ragione del CCNL applicato.

In ambito previdenziale l’Ispettorato cita le sentenze della Cassazione del 2012 e del 2016 secondo cui “l’unico rapporto di lavoro rilevante verso l’ente previdenziale è quello intercorrente con il datore di lavoro effettivo”. Pertanto, si ritiene che gli obblighi di natura pubblicistica in materia di assicurazioni sociali, una volta accertato che la prestazione lavorativa è resa in favore dell’utilizzatore – che si configura quale datore di lavoro di fatto – gravano per l’intero su quest’ultimo. Di conseguenza, si procederà con la determinazione dell’imponibile contributivo dovuto, “fatta salva l’incidenza satisfattiva dei pagamenti effettuati dallo pseudo appaltatore”, in linea con quanto previsto dalla Corte costituzionale in riferimento alla responsabilità solidale con la sentenza n. 254 del 6 dicembre 2017.

Notizie correlate: Gli indici di genuinità degli appalti fissati dal Consiglio di StatoRegime di solidarietà dell’appalto anche per la subfornitura

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